Alla fine dell’800 Federico Martinotti ebbe l’idea di ottenere la spumantizzazione di un vino, in un grande recipiente simile ad un autoclave. Inventò, così, un nuovo procedimento per ottenere, naturalmente, le bollicine.

Una pagina di storia molto simile a quella ben più nota “Meucci/Bell”.

Infatti, intorno al 1910, il francese Eugene Charmat perfezionò (migliorandolo) e, successivamente, brevettò l’impianto con cui si potevano ottenere dei vini spumanti, accorciando i tempi di produzione rispetto ad un metodo classico.

I prodotti creati con questo metodo sono, in genere, più vivaci e fragranti più fruttati e con dei ricordi di erbe aromatiche, con colori di tonalità giallo paglierino, a volte spiccati riflessi verdolini.

Perlage che, spesso, non raggiunge l’eleganza degli champagne e metodo classico, rimanendo più grossolano.

I tempi di produzione di un vino spumante, elaborato con metodo Martinotti-Charmat, sono molto ridotti, comunque non inferiori a 80 giorni dalla data di vendemmia.

Le Fasi Produttive

L’utilizzo di questo metodo prevede, spesso, vini base monovarietali, due esempi, famosissimi in tutto il mondo sono il Prosecco, ottenuto da uve Glera e l’Asti Spumante, realizzato con Moscato Bianco.

Il vino base viene versato in grandi autoclavi di acciaio, capaci di contenere anche 500 hl, addizionati i lieviti selezionati per realizzare, così, la presa di spuma direttamente nella cisterna.

Tutte le successive operazioni vengono svolte in condizioni isobariche in modo da non perdere l’anidride carbonica che deve essere contenuta in un vino spumante.

Lo spumante viene travasato in un altro silos, dopo essere stato filtrato, così da risultare brillante e senza particelle in sospensione, successivamente imbottigliato e, ovviamente, tappato.

E’ vietato aggiungere Liqueur d’Expédition in spumanti aromatici di qualità, come Asti e Malvasie.