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L’uomo ed il Vino: due compagni di un cammino lungo 6000 anni.

In Viaggio nel Tempo

La storia della pianta di Vite affonda le proprie radici nei più antichi periodi conosciuti dall’uomo.

Nella sua iniziale e comune forma di “Vitis Selvatica”, la vite,  apparve inizialmente nel sud-est asiatico, proliferando,  poi, nelle varie ere geologiche fino ad espandersi in tutto il mondo.

La pianta sopravvisse alle glaciazioni, sfruttando il clima mite presente nel bacino del Mediterraneo, e trovando un “nuovo punto di origine”. L’evoluzione della pianta in “Vitis Vinifera” e i più antichi reperti archeologici  di quella che è considerata la prima casa vinicola del mondo (4000 a. C.) ritrovati in Armenia, fanno ipotizzare che il luogo originario della viticoltura sia posizionato nell’area compresa tra il Mar Nero ed il Mar Caspio.

Curioso scoprire che i ritrovamenti storici appena citati, sembrano coincidere con i luoghi biblici del Monte Ararat. (leggi l’articolo di Noè ed il Vino)

Credenti o meno, è accertato che la produzione di vino su larga scala, iniziò, come detto poco prima, attorno al 4000 a. C.

Per mezzo dell’uomo, la vite inizia a spostarsi verso il Mediterraneo, dove viene a contatto con i primi Fenici, Egizi e Greci che iniziarono a sviluppare le coltivazioni ad alberello con la produzione di vino simile a quella attuale. Intorno al 1700 a.C. Fenici e Greci portarono i vitigni nelle colonie presenti lungo le coste di Italia, Francia e Spagna.

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La successiva espansione delle vigne e la propagazione del vino, come bevanda, la si deve ai Romani che, appena conquistata una nuova provincia, introducevano nei nuovi territori anche il culto ed il consumo del nettare di Bacco come segno di civiltà verso i barbari appena domati. Ecco che il vino “romano” apparve  in Dacia, in Germania e negli altri territori europei.

Dopo la caduta dell’impero romano, avvenuta nel 476 d.C., il vino continua la sua strada nella storia dell’uomo, grazie ai Monaci Cistercensi e Benedettini, i quali iniziano a studiare e a perfezionare le tecniche di viticoltura, enologia, conservazione e, quindi, della produzione di varie tipologie di vini.

Si calcola che nel periodo rinascimentale, la superficie vitata europea era quattro volte superiore all’attuale e il consumo di vino pro-capite era di circa 200 litri annui contro gli odierni 45-50.

Nella seconda metà dell’800 dall’America, con i piroscafi a vapore, giunge in Europa un fungo parassita chiamato oidio e, successivamente, la fillossera, un insetto che attacca le radici della vite. Questi due eventi catastrofici, distrussero l’85-90% del patrimonio viticolo europeo.

Sì riusce, comunque, a salvare molte specie di vite, innestando la pianta europea sulle radici di tipo americano, immuni alla filossera. Purtroppo, però sono numerosi i vitigni persi per sempre.

Oggi, con gli attuali cambiamenti climatici, la vite si sta espandendo anche a latitudini più settentrionali con importanti coltivazioni in territori inglesi e canadesi. Interessanti, infatti, sono i nuovi vini spumanti inglesi e i ricercatissimi e prelibatissimi vini di ghiaccio canadesi (icewine).