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Il Vino nell’Antica Roma

Il vino “antico” era simile ad una melassa, ricavata da una spremitura sbrigativa degli acini dell’uva, senza eliminare i vinaccioli (semi del frutto), le bucce  e con qualche raspo rimasto nel mezzo… Il succo veniva naturalmente fermentato in grossi “dolia” sotterrati con la sola apertura che fuoriusciva dal suolo.

Perché i dolia erano sotterrati?

Per poterli posizionare verticalmente, per evitare spiacevoli ribaltamenti, per disperdere il peso del contenitore direttamente nel terreno e per evitare che terracotta ed argilla cedessero sotto il peso del liquido contenuto in esse.

Al vino, poi, venivano aggiunte spezie e miele per mitigare il fortissimo e rude sapore di questa bevanda. E’ noto che ai romani piacevano i gusti forti (vedi Garum), ma per bere questo vino, non era raro,  che veniva aggiunta dell’acqua calda, dando al vino un sapore che può ricordare il nostro vin brulé.

Il Vino è uno degli attuali protagonisti nella ricostruzione storica della tragedia di Pompei.

Ufficialmente, il Vesuvio eruttò il 24 agosto del 79 d.C., ma nuovi elementi, posticipano l’effettiva data del dramma di due mesi. Perché?
Recenti ritrovamenti di frutta secca carbonizzata, di bracieri (usati per il riscaldamento degli ambienti), di una moneta che riferisce della quindicesima acclamazione di Tito ad Imperatore, avvenuta l’8 Settembre del 79 e del mosto in fase di invecchiamento, trovato in dolia ancora sigillati, fanno posticipare l’effettiva data dell’eruzione al 24 Ottobre del 79 d.C.

Il vino era bevuto in ogni occasione, ad ogni pasto, dai pranzi sbrigativi e leggeri, tipici della società imperiale, consumati nelle taverne, ai sontuosi banchetti serali organizzate dalle famiglie più facoltose dell’impero.

Quanto costava un litro di vino nella Roma imperiale del I secolo d.C.?

I vini, generalmente, erano divisi in due categorie che indicavano la qualità dell’apprezzata bevanda: Ordinario e Selezionato. Il primo era un vino di media-bassa qualità, mentre il secondo era un tipo di vino con una qualità più elevata e, generalmente, disponibile sulle tavole delle ricche famiglie patrizie.

Secondo gli ultimi tentativi di quantificare i valori delle monete romane, è possibile affermare che 1 Sesterzio equivale a 2 Euro; ecco che un litro di Vino Ordinario veniva pagato 1 Sesterzio, mentre per un litro del vino Selezionato, servivano 2 Sesterzi (4 Euro). Uno dei vini più apprezzati dai Romani del 100 d.C.  era il Falerno che veniva venduto a ben 4 Sesterzi (8 Euro).

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Il Vino veniva venduto nelle “taberne vinarie”, locali simili ai nostri bar, dove i clienti potevano bere delle coppe di vino accompagnati da focacce, frutta fresca e secca e legumi. Il termine “taberne” ha attraversato i secoli giungendo a noi come “taverne”, dal significato pressoché identico a quello conosciuto dagli antichi romani.

Nelle taberne, come già accennato, il pranzo era veloce e lo si consumava in piedi, quasi mai seduti. Per qualcosa di più calmo e comodo, ci si doveva accomodare ad un tavolo dei numerosi ristoranti, che un antico romano chiamava “popina”.

In età moderna, nei siti archeologici alcune guide indicano i resti di uno di questi locali con il nome di “thermopolium”. In realtà, se si avesse la possibilità di chiedere a un antico romano di indicarvi un thermopolium; non capirà e sgranerà gli occhi. In effetti è una parola greca che nessuno usa nella Roma imperiale, al suo posto un altro termine: “popina”.

Fonte: “Una giornata nell’antica Roma di Alberto Angela”