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Il Vino e Noè

Nella Genesi è raccontata una delle prime relazioni tra uomo e vino.

Terminato il diluvio universale, Noè piantò la vite sulle pendici del monte Ararat e, nel periodo successivo, produsse del vino usando i frutti della pianta dal lui coltivata.

Oggi come allora, si sa, che un consumo esagerato di vino porta allo stato di ebbrezza; anche Noè, non immune agli effetti dell’alcol, cadde nello stato euforico e offuscato dell’ubriachezza, si denudò e si addormentò poco dopo.

I figli Sem e Iafet, camminarono “a ritroso”, voltando le spalle al padre addormentato, con lo scopo di non essere costretti a vederne le nudità e coprirono Noè con un mantello.

Fu Cam, però, che per primo vide il Patriarca nudo e che avvisò i suoi fratelli, ma non si voltò per evitare di vedere le nudità del padre e a causa di questo gesto (considerato irrispettoso e di derisione), Noè maledisse la sua stirpe, profetizzando la schiavitù di essa nei confronti dei discendenti dei due fratelli più rispettosi.

Essendo Sem il progenitore dei Semiti (gli antichi ebrei, arabi e fenici) , Iafet il progenitore degli Indo-Europei ed, infine, Cam il capostipite dei Camiti (popoli africani), nei secoli successivi è sempre stata giustificata (moralmente) la schiavitù della popolazione africana.

Un bicchiere di vino (di troppo), ha segnato il destino di un popolo almeno fino al secolo scorso, quando la schiavitù venne, finalmente, abolita e condannata.

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