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Il Vino e Michelangelo Buonarroti

Narra una leggenda che, all’inizio del 1500 (1508), Papa Giulio II della Rovere, incaricò Michelangelo Buonarroti del il rifacimento della volta della Cappella Sistina. Senza esserne completamente convinto, l’artista rinascimentale, iniziò la colossale opera raffigurando i dodici Apostoli.

Ma il Vino entra, ancora, nella storia dell’uomo…
L’abitudine del Buonarroti era quella di recarsi nelle osterie per ritrarre i volti delle persone comuni. Volti che, poi, venivano ripresi nelle figure michelangiolesche. In una di queste sere, all’artista venne servito un vino scadente e, alle proteste del Maestro, l’oste ruppe la botte che conteneva la bevanda affermando che:
Se il Vino non è buono…lo si butta!
Il Buonarroti, colpito dall’episodio, si recò alla Sistina, distrusse il lavoro svolto fino ad allora e fuggì nelle sue amate cave di marmo di Carrara.

Qui trovò l’ispirazione che cercava, tornò a Roma, supplicò il Papa per farsi riassegnare la volta della Sistina e completò l’opera nel 1512, così come oggi la conosciamo.

Cinque secoli dopo, la Cappella Sistina è una delle opere più ammirate dai milioni di turisti che visitano Roma e la Città del Vaticano.